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AGIPRESS - FIRENZE - Cresce l’occupazione nell’artigianato e nella micro e piccola impresa anche se a un ritmo più lento dei primi due mesi dell’anno, probabilmente un risultato che sconta anche il clima d’incertezza politica. A rivelarlo l’Osservatorio lavoro della CNA: l’incremento dei posti di lavoro a marzo segna un +0,3%  sul mese precedente e un +3,5% su marzo 2017. A febbraio, invece, l’aumento era stato dello 0,6% sul mese precedente e del 3,9% su base annua. Il rallentamento nella crescita dei posti di lavoro nelle imprese artigiane, micro e piccole è stato determinato soprattutto dalla crescita delle cessazioni di rapporto (+18,7%, per arrivare a interessare il 2,5% degli occupati complessivi) a fronte di un incremento delle assunzioni limitato all’1,4%, coinvolgendo quindi il 2,9% dell’intera platea. Un combinato disposto che porta al +10,5% l’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole tra dicembre 2014 e marzo 2018. L’andamento delle assunzioni permette una riflessione. Gli incentivi a favore dei contratti a tempo indeterminato inseriti nella Legge di Bilancio 2018 hanno sortito un effetto limitato. A farla da padrone a marzo sono state, infatti, le assunzioni a tempo determinato (59,6% del totale) seguite dai nuovi contratti a tempo indeterminato con il 17,4% (comunque quasi raddoppiati rispetto a marzo 2017 quando si erano fermati al 9%), dall’apprendistato (12,5%) e dal lavoro intermittente (10,6%). Sul fronte delle cessazioni sono i contratti a tempo determinato i più falcidiati (rappresentano il 47,4% del totale), seguiti dal tempo indeterminato (34,6%), dal lavoro intermittente (9,7%) e dall’apprendistato (8,3%). Interessante è l’andamento delle cessazioni di contratti a tempo indeterminato, diminuite in un anno del 16%. I contratti a tempo indeterminato rimangono i più diffusi nelle imprese artigiane, micro e piccole. Anche se ne continua la riduzione del loro “peso”. A marzo costituivano il 65,9% del totale (- 0,6% in un mese, -7,1% in un anno) rispetto all’86,7% di dicembre 2014.  Nello stesso arco di tempo, i contratti a tempo determinato sono aumentati dal 5,6 al 21,7%, l’apprendistato dal 5,1 al 9,4% e il lavoro intermittente dal 2,6 al 3%. 

"Dati che fanno riflettere – commenta Maria Cristina Corradini di Clelia Consulting realtà che si occupa di innovazione crescita e sviluppo delle aziende –  perchè oltre alla quantità dell'occupazione – aggiunge – è fondamentale capirne la qualità. Non si può poi non considerare il fatto che si tratta di crescita trainata quasi esclusivamente da contratti a termine. Per una crescita complessiva delle aziende – conclude – è fondamentale una visione ampia, che punti ad una migliore organizzazione interna, più innovazione, valorizzazione delle professionalità e formazione: su tutto questo sia le politiche di sviluppo che le stesse aziende, devono investire. Ci auguriamo che dopo la fase di incertezza politica che stiamo attraversando, si possa delineare finalmente per le piccole e medie imprese una strada concreta che vada in questa direzione".

Ma sarà fondamentale anche per le imprese ripensare la loro organizzazione. Secondo uno studio, il “Global Talent Trends Study 2018”, realizzato da Mercer, società di consulenza globale per lo sviluppo e l’organizzazione del capitale umano, le aziende italiane sono poco flessibili e scarsamente digitalizzate, finora solo in pochissime (17%) si sono attrezzate. La ricerca ha messo a confronto le opinioni di alti dirigenti, addetti alle risorse umane e dipendenti in 57 Paesi tra cui l’Italia. Il rapporto prende in analisi il livello di cambiamento delle aziende su innovazione e competenze (Change of Speed), il livello di soddisfazione dei dipendenti nella propria attività quotidiana (Working wih Purpose), opzioni di lavoro più flessibili (Permanent Flexibility), l’uso di modelli di risorse umane aggiornati con piattaforme per il talento (Platform for Talent) e una pervasiva presenza degli strumenti digitali (Digital from the Inside Out). 

Agipress
Pubblicato in: News