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Notizie e News da Clelia Consulting

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Divulghiamo con piacere i dati rilevati dall’Osservatorio mercato del lavoro CNA che mostrano per le nostre aziende un quadro positivo di crescita occupazionale nel primo semestre 2017.

 

Artigianato e piccole e medie imprese, secondo CNA l’occupazione cresce del 3% nel primo semestre 2017

L’occupazione nelle piccole imprese è cresciuta del 3% rispetto al primo semestre del 2016, a rilevarlo l’Osservatorio mercato del lavoro CNA, curato dal centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente l’andamento dell’occupazione su un campione di 20.500 imprese artigiane, micro e piccole associate che contano circa 137mila dipendenti.

Il periodo gennaio-giugno 2017  - spiega una nota Cna - si è accaparrato una parte consistente della crescita occupazionale scattata a dicembre 2014, vale a dire dall’introduzione, tramite Legge di stabilità, di importanti sgravi contributivi sulle assunzioni a tempo indeterminato. A fronte di un incremento complessivo dell’occupazione nelle piccole imprese pari complessivamente al 10,4% nell’arco di trenta mesi il primo semestre di quest’anno archivia un consistente +4,5%.

La crescita tendenziale dell’occupazione nelle piccole imprese a giugno ha replicato il record di maggio (+3,8% su base annua) marcando un altrettanto significativo +0,8% sul mese precedente. Un risultato che contribuisce all’importante +3% registrato dal primo semestre 2017 sullo stesso periodo del 2016. Una tendenza frutto,  molto probabilmente, delle migliorate condizioni economiche italiane che hanno spinto artigiani, micro e piccole imprese a nuove assunzioni in grado a loro volta di attivare un effetto positivo sui redditi, i consumi, l’occupazione ulteriore.

In due anni gli occupati a tempo indeterminato nelle piccole imprese sono calati dall’82,6 al 70% della base occupazionale. L’incremento degli occupati ha però lasciato praticamente intatto il numero assoluto modificando solo la quota relativa. Gli assunti con contratto a tempo determinato sono saliti al 19% (+9,8%), gli apprendisti all’8,4% (+2,2%) e il lavoro intermittente al 2,6% (+0,6%). Una ricomposizione frutto delle esigenze di maggiore flessibilità determinate nelle imprese da una ripresa senz’altro percepibile ma ancora gracile che non garantisce sulla sua tenuta e, di conseguenza, su “investimenti” occupazionali di più lungo periodo.

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